The tradition & historical record
6 min read · 2 sourcesL'Estate Romana è una celebre manifestazione culturale organizzata dal comune di Roma in diversi luoghi monumentali della capitale a partire dal 1977. Tale progetto ebbe vita durante le giunte di sinistra di Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli, sotto la guida dell'architetto Renato Nicolini, all'epoca assessore alla Cultura. L'allestimento di grandi eventi cinematografici, teatrali e musicali nel centro storico di una grande città ottiene sin dalla prima edizione un grandissimo successo, tanto da trasformarsi in fenomeno di costume: negli anni ottanta gli eventi dell'Estate Romana vengono emulati in numerose città, stimolando un dibattito culturale internazionale sulle modalità di intervento delle amministrazioni pubbliche nella promozione di eventi culturali destinati al grande pubblico. 1
Origine e scopi della manifestazione
La manifestazione viene ideata dall'architetto Renato Nicolini, assessore alla cultura della giunta comunista di Giulio Carlo Argan, nell'intento di indurre i cittadini romani a usufruire degli spazi pubblici della metropoli in risposta all'emarginazione delle periferie prendendo spunto dall'enorme domanda di convivialità e richiesta di cultura, dai “nuovi bisogni” provenienti dal basso che avevano trovato espressione nell'adesione di massa (150.000 persone) al festival del proletariato giovanile (organizzato dalla rivista Re nudo) tenutosi al parco Lambro di Milano l'anno precedente. In molti quartieri della città venivano organizzati autonomamente eventi del genere che raccoglievano una grande adesione popolare. L'estate romana ruppe il diaframma dei ghetti urbani aprendo il centro storico della città alle periferie. La politica culturale promossa da Nicolini andava in controtendenza con una storica abitudine italiana di forte accentramento della cultura e di divisione classista dell'accesso al sapere, di tradizionale appannaggio delle élite. Nel progetto di Nicolini e dei suoi collaboratori, gli spettacoli culturali all'aperto ideati per animare l'estate della capitale accoppiano musica pop e avanguardia, balletto, teatro di strada, maratone cinematografiche di film popolari e d'autore, giocando sulla contaminazione delle pratiche di "cultura alta" e "cultura bassa". La volontà di composizione delle diverse culture si dispiega anche nell'intenzione di mischiare i differenti pubblici: alle rassegne dell'Estate Romana partecipa una varietà di platee di diverse estrazioni sociali, dagli intellettuali agli studenti, dagli abitanti del centro storico alle masse popolari della periferia cittadina. 1
Cultura alta e cultura bassa
La proposta dell'Estate Romana mette in discussione i parametri che vigilano storicamente i confini tra cultura popolare e cultura alta in Italia: il ribaltamento dei valori viene operato attraverso il coinvolgimento di pubblici diversi in grandi eventi che mischiano le categorie culturali attraverso i dispositivi di bricolage e patchwork tipici della cosiddetta postmodernità. La categoria concettuale di cui il progetto si avvale nel suo consapevole intento di abbattere gli steccati culturali tradizionali è fondata sul consumo culturale e sulle forme del desiderio collettivo. Con le sue iniziative l'Estate Romana capovolge l'accezione negativa connaturata al concetto di consumo: l'attenzione si sposta dalla fatica della produzione al piacere di consumare. Il consumo culturale, tradizionalmente considerato superfluo dai custodi della cultura alta, viene difeso dai teorici dell'effimero in virtù della sua gratuità che si oppone alle logiche economiche che sottostanno al capitalismo e del suo edonismo che si differenzia dall'omologazione culturale del socialismo reale. Il successo della formula dell'Estate Romana e di alcune delle iniziative che ad essa si ispirano si fonda sul riconoscimento del mutato approccio della società italiana nei riguardi del consumo culturale. L'epoca in cui si colloca l'avventura dei "massenzienti" è segnata dalla fine della possibilità di interpretazioni organiche della società da parte dei suoi membri e da una sorta di punto di arrivo dello sgretolamento dei valori tradizionali. 1
Il successo e il dibattito sull'effimero
L'idea di portare eventi culturali "difficili" al grande pubblico ottiene una vastissima eco ed è all'origine di un fenomeno culturale che viene studiato e imitato da molte altre amministrazioni comunali in Italia ed all'estero. La stagione della divulgazione culturale di massa dà vita a un dibattito che si sviluppa attorno alla categoria dell'effimero, termine che indica la partecipazione diretta degli enti locali all'organizzazione di grandi eventi culturali nelle città. Il termine assume connotati spregiativi da parte dei suoi detrattori quando viene contrapposto ai cosiddetti interventi strutturali degli enti locali: interventi pubblici che non si limitano alla creazione di eventi transitori dall'elevato contenuto spettacolare e aggregativo ma vanno ad operare per il miglioramento delle infrastrutture cittadine. La vasta affluenza e le diverse modalità di fruizione da parte del pubblico delle iniziative culturali studiate dalla giunta capitolina stupiscono gli stessi organizzatori. L'Estate Romana e le altre rassegne organizzate dagli enti locali in giro per l'Italia contribuiscono a far emergere nuovi fattori di analisi sociale: la realtà italiana della fine degli anni Settanta è in piena trasformazione, ma le verifiche del cambiamento sono spesso occultate dalle urgenze della cronaca che rendono faticoso l'aggiornamento dei vecchi schemi interpretativi. 1
La moda dell'effimero e le emulazioni fallite
Le modalità di intervento che si ispirano alla moda dell'"effimero", però, non sempre vengono messe in atto dagli enti pubblici con la dovuta attenzione alla qualità complessiva della proposta. In molti casi, infatti, le nuove manifestazioni culturali si trasformano in ribalte degli assessorati promotori, oppure affogano in parate di valore culturale nullo che rasentano lo sperpero di denaro pubblico. Al contrario, la validità del progetto romano, oltre a una forte componente di qualità e di innovazione nella proposta culturale, porta con sé anche la caratteristica di un progetto di lungo periodo: in esso, infatti, si esplica la volontà da parte di una pubblica amministrazione di combattere l'emarginazione sociale ed il bisogno di consumo culturale espresso da nuovi settori di pubblico un tempo esclusi dai ristretti club deputati alla diffusione della cultura. In numerose circostanze, invece, la grandeur culturale delle pubbliche amministrazioni non è in grado né di coinvolgere le fasce più emarginate della popolazione nella fruizione di prodotti culturali, né di garantire quella ricerca e indicazione di una nuova definizione del gusto che aveva fatto della manifestazione capitolina un'operazione al contempo elitaria e di enorme successo popolare. Spesso, inoltre, l'emulazione delle iniziative dell'Estate Romana in giro per l'Italia non è nemmeno in grado di garantire la continuità di tali eventi, ossia la capacità di questi progetti di radicarsi nel territorio cittadino. 1
Critiche
La proposta dell'Estate Romana, festosa ed esuberante, colpisce i ve… 1
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